Saturday, April 24, 2021

Officina Saggio di Paolo Allegrezza

Chi da anni frequenta il lavoro di Antonino Saggio sa che un termine che ben si presta a definirne il senso, è officina. Ciò vale sia in riferimento alle varie attività di ricerca collettiva promosse dalla sua cattedra di Progettazione architettonica a “La Sapienza” (il gruppo Nitro, le proposte di Urban voids e Tevere Cavo, le collane editoriali), sia in quella estiva del Sicily Lab dai cui workshop sono nate proposte e installazioni artistiche. L’attività centrale è quella di teorico dell’architettura (i libri su Pagano, Terragni, Sauer, fino ad Architettura e modernità, dedicato alla rivoluzione informatica) cui si aggiunge, a mo’ di divertissement, il lavoro critico su due artisti che da sempre lo appassionano: Caravaggio e Van Gogh. Su quest’ultimo da segnalare, oltre al volume “Van Gogh segreto”, anche la conferenza tenuta lo scorso anno al Macro. 

Di recente, l’officina S. ha realizzato due libri sul fumetto che si rivelano due vere e proprie chicche per appassionati (e non solo). 

Nel primo caso, si tratta di un’operazione di recupero della produzione di un disegnatore, Gian Carlo Guarda (Venezia, 1930), che nel 1950 si era brillantemente misurato con la versione a fumetti di “Zanna Bianca”. Lavoro, tuttavia, portato a termine solo molti anni dopo, allorché Guarda, essendosi nel frattempo dedicato all’attività di architetto negli Usa e ormai in pensione, si dedicò al completamento delle dodici tavole mancanti. Il lavoro completo, già pubblicato nel 2005, è ora riproposto in una nuova edizione curata da S. che, nipote di Guarda, ha potuto ricostruire una vicenda che illumina anche un pezzo di storia italiana. 


Zanna Bianca di Gian Carlo Guarda Copertina interna e una Tavola

Guarda, giovane e talentuoso disegnatore, nel ’50 giunge a Roma per proporre le sue tavole al “Vittorioso”, il periodico a fumetti (1937 – 1967) promosso dall’Azione Cattolica. All’iniziale apprezzamento per il suo lavoro, vide opporsi il rifiuto alla pubblicazione essendo London autore messo all’indice dalla Chiesa. La delusione spinse l’autore ad abbandonare la carriera di disegnatore e a completare gli studi in architettura. La pubblicazione consente di apprezzare il talento di Guarda - notevoli, in particolare, i volti e le scene notturne - e di godere delle emozioni del fumetto d’antan che ricorda il primo Tex di Galeppini (il cui esordio data proprio al 1948, anche se non risultano contatti tra i due).

Una pagina del libro "Sopra i tetti di Venezia" e sopra una immagine del palazzo Muti-Baglioni 


Il secondo lavoro riguarda ancora, seppure indirettamente, Gian Carlo Guarda. Siamo a Venezia ove tra la fine della guerra e i primi anni ’50 opera un gruppo di giovani talenti tra cui Hugo Pratt, il futuro creatore di Corto Maltese. S., utilizzando le fonti fotografiche e le lettere di Guarda, ricostruisce il clima di amicizia creativa che ha per sfondo un luogo insolito quanto evocativo: i tetti di Venezia. Qui Pratt e gli altri amavano intrattenersi e qui si dipana una vicenda che attiene alla genealogia di Corto Maltese e che lasciamo al lettore scoprire. Oltre alla ricostruzione filologica che il libro contiene, l’elemento di interesse riguarda la relazione e lo scambio creativo che si intuisce animavano il gruppo di giovani creativi amici di Pratt. 

A smentita del luogo comune sulla solitudine del genio, è dalla contaminazione che nacquero sia il lavoro di Guarda, si pensi al tema della libertà caro a London ed evocato dai tetti di Venezia, sia il futuro capolavoro di Pratt. Anch’esso un inno al viaggio. Ancora una volta, il tema dell’officina. 

Paolo Allegrezza è studioso e autore di storia politica e critico di letteratura. Scrive regolarmente su "Mondo Operaio". Insegna italiano e storia nella capitale. 


Gian Carlo Guarda, Zanna Bianca, Ed. Amazon, (Torino), 2020, 92 pp. in B/N, f.to 22x28, brossura

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Antonino Saggio, Sopra i tetti di Venezia alla ricerca di Corto Maltese, Ed Amazon, Torino) 1920 48 pp. in B/N f.to 15x21 Brossua

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Tuesday, April 20, 2021

PARAPRATTIANO, PROPENSIONE LONDONIANA di Gianni Brunoro




Ritratto di Gian Carlo Guarda e a destra Foto di gruppo: Giorgio Bellavitis, Hugo Pratt e Gian Carlo Guarda  da Sopra i tetti di Venezia fotografia di Leone Frollo, Venezia 1953


Singolare figura di autore, quella di Gian Carlo Guarda, fumettisticamente vir unius libri: il cui unico libro è Zanna Bianca, curioso graphic novel nato prima ancora del relativo concetto. Guarda, nato nel 1930 e scomparso nel 2016, versato nel disegno e fin da ragazzo amico personale di Hugo Pratt, oltre che appassionato di cani, iniziò nel 1948 una versione del famoso Zanna Bianca di Jack London, completandone le prime 12 pagine. Le quali, per vicende avventurose che qui non è il caso di approfondire (presenti nella prefazione del volume), finirono nei cassetti dell’autore, che però se le portò dietro in tutte le tappe della sua vita, vissuta a sua volta in parecchi luoghi del mondo. E quando, nel 2002, fu costretto all’inattività da un operazione chirurgica mal riuscita all’occhio, sapendo che dopo pochi anni sarebbe rimasto cieco, ascoltò... “il richiamo”, per citare coerentemente ancora London, di carta e matita. Portò alla fine la trasposizione del romanzo, iniziato mezzo secolo prima. 

Zanna Bianca, un graphic novel un po’ insolito. Descrive le avventure del cane omonimo, un lupo grigio che vive una moltitudine di eventi di ogni genere, sullo sfondo del fascinoso paesaggio delle foreste dello Yukon: per lo più drammatici, qualcuno sentimentale e per sua fortuna con una conclusione rasserenante. 


 

Due Tavole dello Zanna Bianca di Gian Carlo Guarda. A sinistra una tavola completata alla fne degli anni Quaranta, a destra una tavola ultimata negli anni Duemila


Tecnicamente è costituito da tavole quasi senza balloon (solo qualcuno nella parte finale) con didascalie un po’ verbose dentro ciascuna delle vignette, le quali a loro volta rispecchiano un disegno dalle sfumature in stile naïf; sono minuziosamente descrittive sul piano naturalistico, quasi tutte dedicate ad apprezzabili raffigurazioni di animali di ogni genere, come del resto la storia richiede, essendo una trasposizione fedelissima del romanzo. Si può presumere che se Guarda si fosse dedicato fin da giovane alla carriera di fumettista, sarebbe stato un ottimo autore di racconti d’avventura. 


Gianni Brunoro, Associazione Nazionale Amici del Fumetto Italiano è critico letterario italiano specializzato nel fumetto, è direttore responsabile della rivista Fumetto 



Gian Carlo Guarda, Zanna Bianca, Ed. Amazon, (Torino), 2020, 92 pp. in B/N, f.to 22x28, brossura.

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Wednesday, March 24, 2021

Pedamentina a Scampia. La nuova stazione dell’arte a Napoli di gambardellarchitetti

di Antonino Saggio






Finalmente il memorabile progetto della metropolitana di Napoli è giunto a Scampia. Per la verità non so bene che aggettivo usare per la metropolitana di Napoli. Lasciamo stare il memorabile e usiamo semplicemente, se pensiamo ai fruitori,  fortunato.  In particolare per chi non conosce la metropolitana, vi assicuro,  vale assolutamente un viaggio perché avrà l’occasione di visitare una straordinaria collezione di arte e di spazi pubblici. Una collezione che si snoda in grandi invasi che conducono ai treni e fanno tutto il loro dovere distributivo e funzionale, ma assommano su di sé molti altri significati.


Il primo di tutti è che fanno cittadinanza. Vuol dire che la città e i suoi abitanti si riconoscono nella bellezza della metropolitana, ne sono fieri e la difendono. Le sedici  Stazioni dell’arte sviluppano sempre un pensiero contemporaneo sulla bellezza anche quando, come è giusto che sia, diventa forte e dissacrante, quasi violento, o quando reinterpreta Napoli stessa, nei suoi colori, nei suoi anfratti, nei suoi stessi sotterranei.

Come sapete la metropolitana di Napoli è un esempio di progetto urbano riuscito. Della sua nascita, come di quella di Roma, esistono tre o quattro versioni. Una bella è che sia nata dalla tesi di laurea del cantautore Edoardo Bennato (vedi) che mostrava come connettere le linee Flegrea, Cirunvesoviana, Alisana con la vecchia metropolitana in un disegno unitario. 


Di certo il progetto fu concretizzato nei due mandati dal 1993 al 2000 di Antonio Bassolino, implementata da Ennio Cascetta professore di trasporti e dalle figure di Benedetto Gravagnuolo e Alessandro Mendini per l’architettura e soprattutto di Achille Bonito Oliva per l’arte. Alla base di questa opera memorabile quindi la sinergia  di alcuni protagonisti con le idee chiare che  generano attorno a sé un mulinello di forze, di volontà, di capacità. 


Ultimamente sono stati superati anni di stasi grazie all’azione decisa di Vincenzo De Luca attraverso fondi UE gestiti dalla regione, di Umberto de Gregorio presidente Eav (Ente autonomo volturno) e grazie al Coordinamento artistico di Maria Pia Incutti, Fondazione Plart si è finalmente riaperta la vicenda della metropolitana di Napoli anche negli anni di Luigi de Magistris.


Appena consentito dal Covid, nel maggio del 2020, è stata inaugurata appunto l’ultima  stazione della serie a Scampia (ma un’altra è in costruzione, quella di Benedetta Tagliabue al Centro direzionale). Dicevamo la stazione di Scampia, quartiere simbolo del degrado della periferia napoletana attraverso anche le serie televisive. 


Situazione di fatto


Questa stazione era un vero e proprio cantiere a cielo aperto, in cui coabitavano la vecchia stazione e le strutture di una seconda stazione che avrebbe dovuto ristrutturare la prima ma mai finita. In questa babele angosciosa e pericolosa, gli abitanti fruivano del servizio tra macerie e motorini parcheggiati. È a questo punto che inizia il progetto dell’architetto Cherubino Gambardella che firma nel 2018  il restyling con la partner dello studio gambardellaarchitetti Simona Ottieri.


Conosco Gambardella da trent'anni e sono innanzitutto lieto che un architetto napoletano possa lasciare un segno nella propria città. Ma questo aspetto è secondario, quello che conta è la forza dell’opera. Gambardella ha sempre studiato, anzi amato, la sovrapposizione spesso caotica di finito e non finito, di natura e architettura che è un dato caratterizzante l’edilizia e l’architettura di Napoli. È una sorta di “ripugnante ibridismo” come lo definì Benedetto Croce per il suo farsi per strati in un inseguirsi di spazi, volumi, frammenti, nel non accettare il “finito”, il lindo, il classico per inseguire una sorta di perenne mutevolezza. Gambardella vi ha dedicato libri e articoli e soprattutto  nei suoi molti progetti cerca la presenza delle tracce del passato per risvelarle in maniera inaspettata.


Disegni di Gambardella in cui si rappresentano concettualmente gli elementi chiave del progetto


 

Cherubino Gambardella, tecnica mista roller su carta stampata 2018, sintesi del progetto dalla facciata all’interno e collisione di forme.



 Non ama quindi le tele bianche e finite, ma un “terreno-palinsesto”, un collage di tracce a cui aggiungere le proprie. Dunque la difficilissima situazione di Scampia è per lui quasi ideale. Naturalmente usa la tecnica della sovrapposizione. Così un grande muro si sovrappone all’eterogeneità dell’esistente per definire il fronte principale di entrata della stazione da nord e dare un nuovo volto alla città. È un volto vibrante e mutevole, composto da aste metalliche irregolari. Di giorno scintillano alla luce naturale, di notte rimbalzano la luce smaterializzando il volume. Dal grande muro emerge lo sbalzo di una pensilina semicircolare che conduce al grande invaso della stazione vera e propria. Qui si sente forte, come in tutte le nuove stazioni di Napoli, la presenza dall’arte con l’installazione di Gian Maria Tosatti “Lo scambiapassi,” con “Tracce di rissa” di  Enzo Palumbo e le fotografie di Luciano Romano dedicate ai nuovi musicisti napoletani che attraverso composizione  sonora da Desiree Klein pervadono lo spazio anche con le loro musiche.


Sopra alle opere e alle fotografie, quasi a sottolinearne la presenza, corre in alto un grande bandone luccicante e dorato le cui strutture verticali fanno da portico alle opere, ma quello che caratterizza architettonicamente l’invaso è la grande scalea appoggiata  al muro verso settentrione e che conduce al piano dei binari superiore. La scalea è accompagnata da irregolari alberi-pilastri che sorreggono un nastro-pensilina che segna come un vettore lo spazio, accompagna il visitatore e poi, ruotando su se stesso, esce a segnare la facciata sud che dà alla quota superiore dal piano binari. 

Così, ripercorrendo il nastro all’indietro e osservando la scena dall’alto e il brulicare di persone ed eventi nella stazione si sentirà come gli architetti facciano tesoro della teatralità con cui si danno gli spazi pubblici a Napoli. Scendendo la scalea, ci verranno forse in mente le Pedamentine di Napoli, le strade che connettono le quote diverse della città e che aprano improvvise viste agli spazi e al paesaggio e la notte fanno sperare di catturare un raggio di luce dorata.

Antonino Saggio



Sequenza fotografica dall'entrata inferiore a Nord- Ovest con la lunga facciata, al grande vano inferiore, alla scalea che conduce alla quota superiori dei binari alla facciata superiore a Sud in cui sbuca il "nastro dorato" che organizza all'indietro tutti gli eventi e gli spazi del progetto







Il punto in cui si traguardano i vari livelli





La facciata a Sud in notturna.




Committenti: Plart, Ente Autonomo Volturno, Regione Campania, Aet Srl

Architettura: gambardellarchitetti: Cherubino Gambardella e Simona Ottieri

Con Alessandro Marotti Sciarra, Alessandra Acampora, Antonio Capolongo, Francesca Filosa.

Coordinamento artistico generale: Maria Pia Incutti

Artisti: Luciano Romano, Gian Maria Tosatti, Enzo Palumbo

Istallazione sonora a cura di Desiree Klein

Esecuzione: Consorzio D’Imprese Ascosa

Rup: Fiorentino Borrello

Tempi: Progetto 2018, Esecuzione 2019-2020

Fotografie di Luciano Romano e Cherubino Gambardella















Lo scritto è stato pubblicato  come:
Antonino Saggio, Pedamentina contemporanea. La nuova stazione dell’arte Napoli di gambardellaarchitetti, Exibart, n. 110, dicembre 2020 (pp. 78-79). e successivamente come  La nuova stazione dell'arte a Napoli sempre da ExiBart on line

Tuesday, February 16, 2021

 La scomparsa di Sandro Lazier (1953-2021)

Questa notte è scomparso
Sandro Lazier
. Una notizia tristissima per i tanti che lo stimavano come progettista appassionato, amante dell’architettura, fondatore e direttore della rivista “Antithesi” con Paolo Ferrara. Sandro era innanzitutto una persona rara e bella. Bella nel fisico alto e sottile, e nella linea netta con cui giudicava il mondo, le cose e gli uomini. Doveva venire da una stirpe partigiana delle Langhe lui che aveva studio ad Alba, città di grande storia e sede anche dei congressi dei Situazionisti. Sandro aveva una anima forte di uomo controcorrente. Non era interessato a potere o a consenso, ma voleva esporre con chiarezza, forza e limpidezza di linguaggio le sue tesi. Che erano nei fatti antiestablishment. Più di vent’anni lunga è l’attività di “Antithesi”. Innumerevoli articoli e prese di posizioni che spesso avevano anche interessanti commenti di lettori. La sua nascita era ai tempi de Web 1.0. e Importante la rivista era anche nella cura della grafica e nel motore di gestione. Era un vero gioiello ai tempi in cui nessuna delle maggiori testate aveva ancora un sito web. “Antithesi”, ai miei occhi, era importante e necessaria quanto ”Architettura.it” di Marco Brizzi. Due testate che hanno aperto la strada alla diffusione dell’architettura via Web. Ho conosciuto Sandro e Paolo prima via mail e poi a Roma in un incontro all’InArch che appunto faceva conoscere le prime testate di architettura via web. Da quella primavera del 2001 la nostra amicizia è stata sempre profonda e affettuosa, con molte iniziative insieme. Un convegno a Sciacca, la città di Paolo, dei periodi al Sicily Lab, delle jury del mio corso, naturalmente quel bel convegno su Zevi organizzato da Giovanni Bartolozzi a Firenze. Perché Sandro era un profondo conoscitore del pensiero e dell’opera di Zevi, una conoscenza attiva, praticata tanto da progettista che da critico. Il suo ultimo lavoro è la raccolta di due decine di Lezioni di architettura che condensano il suo sapere fondato sul pensiero organico e praticato in diverse opere di architettura belle eleganti e sensibili, suoi veri autoritratti. Anni fa Sandro tenne una mostra e ricevette un premio per la sua opera da Luigi Prestinenza. Ne era giustamente fiero ed io con lui per quello che può contare. Dicevamo però che oltre ad essere una persona bella Sandro Lazier era una persona rara, proprio rara. Con lui scompare una onestà di intelletto e di comportamenti una lindezza che lo pervade tutto anche e soprattutto nella decisione dei giudizi e dei comportamenti. Queste posizioni via via furono apprezzate anche da persone culturalmente a lui lontane. Un fatto rarissimo anche questo.
In questa giornata così triste mi unisco al dolore di Paolo Ferrara, grande amico di Sandro e mio, della famiglia a cominciare dalla carissima figlia Milena, della moglie e del fratello con cui collaborava e poi degli amici-clienti per cui aveva disegnato opere e con cui manteneva contatti quotidiani. Sandro ci hai lasciato, ma se noi continueremo a pensarlo e a leggere quanto hai scritto potrà rimanere ancora almeno un poco con noi.



Commenti in questa pagina FB
La rivista "Antithesi"
Le architetture di Sandro Lazier

Monday, February 08, 2021

The Political Role of Landscape

The Political Role of Landscape**

by Antonino Saggio

Today, I shared something on Facebook that received a lot of feedback.  I said: “We are at the end (or almost at the end) of architecture; it hardly interests anyone anymore, not even architects are interested in architecture anymore, which is something that I myself recently realized.”  As I mentioned, this Facebook post was a success and received a lot of comments.  And now, because we have the technology that allows it, and we are in 2019,  I am live on Facebook and, thus, I am speaking to this audience, and my Facebook friends at the same time: (here is the link for anyone who is interested in listening: https://bit.ly/ 33Ddb1V).

I want to start off by saying that the speech that struck me the most in the last two years was by Senator Emanuele Macaluso, because perhaps, having passed the age of ninety, he speaks the truth, and says things as they really are.  He said : “All of the evils of this country derive from the disruption of the relationship between politics and culture,” which is, of course, a fundamental cornerstone of any society.  Without the aspiration to pursue meaningful purposes, politics becomes nothing more than a daily bargaining.  On the other hand, when culture is severed from politics, it become self-serving, academic, a deposit of specialized knowledge with no real-life, and life-changing applications. It is precisely in the disruption of this relationship that lies one of the evils of this country, which is something that happened slowly and steadily, but I’d say, almost inexorably.  I cannot add anything of value at the presence the President of the Constitutional Court about our foundational document, but there is no doubt that our Constitution was brought to life in the context of an extremely strong, and healthy relationship between politics and culture.  

 I actually published a book in 1984 titled “Giuseppe Pagano between politics and architecture”, which started with a long quote from Antonio Gramsci. It’s Gramsci, indeed, who inspired Macaluso.  It’s Gramsci, he himself a political leader,  when imprisoned by the Italian fascist government, who thought long about the meaning of the Italian culture.  He knew that without culture, political action has no intrinsic meaning. 
  
That being said, let’s take a step forward.  So if culture is not a self-serving deposit of specialized knowledge, what is it? How can we define what culture is? Well, I believe that culture enables us to navigate reality,  create roads, and pathways.  And how can we achieve this? The symbolic image is given to us by Violante: keeping layers of knowledge of the past on our shoulders, but at the same time, maintaining an intuition for the future.  Allowing one’s orientation through life, that is what culture does.  And this constant conscious movement is what changes the world: we must constantly change the world, laws must be constantly changed, because change is what is necessary to address new crises, and new challenges. 

I will not speak at all about my main area of research, which is, as it has been mentioned, the impact of new technologies in the world, but today I only want to briefly talk about the concept of “landscape”, because it is equally linked to “politics” and “culture”, and because it is one of the crucial aspects of the "city of the future” being discussed here. Long story short, the concept of “landscape” is an Italian invention that arrived, in a specific place, at a specific time: in Siena, with the frescoes of the Good Government between 1338 and 1339.  Before, there was no landscape.  And landscape is not something merely physical and tangible, but is the cultural, and political ability to interpret an aesthetically shared view of the world, to publicly represent the values shared by a community.   And so the landscape is the cultural, social and, as a result, political sharing of an aesthetic vision of the world, that is so important that was depicted in the frescos of the Good Government in Siena.  This is the reason we immediately think about Tuscany, when we think of the world “landscape”, because that is were the concept was born. But since then, we have had the cultural ability to elaborate dozens of new ideas of landscapes, that still represent shared values of a community, and create culture, and unity of vision around them.  And here the English language helps understanding this concept: they use the suffix “scape”, which means “visione” in Italian, and they match it to describe what they need to: and so it becomes “land-scape”, “industrial-scape” “cheap-scape”, “moon-scape” and so forth.  This reflects the concept of an ever-changing idea of community. That is not to say that we don’t have tools to preserve the classical tuscan landscape, but we have also the tools to understand the vitality of some outskirts areas, for example.  I am thinking of the Italian INA Casa, and in general, that 1950’s vision that has had an enormous value in terms of creating unity, and culture around it.  Today, we also have new ways to think about the future in which we operate.  I don’t want to talk in depth about this today, but one of the most important concepts that derives from the world of technology is that the "center is where the action is”.  There are no longer predefined “centers”, but the center is where we can act, operate, and today, “ action” is inexorably linked to information, and of a city of information, which we should let guide and inspire us. 

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Avevo voglia di trovare uno degli interventi in cui parlavo di Emanuele Macaluso. Eccolo. Fa parte di una tavola rotonda nel convegno "Creativity and Reality" nel dicembre del 2019 di cui sono stati da poco pubblicati gli atti completi. Qui un paragrafo è aggiunto, la traduzione è a cura di C. Saggio

"Creativity and Culture" edited by Orazio Carpenzano, Alessandra Capanna, Anna Irene Del Monaco, Francesco Menegatti, Tomaso Monestiroli, Dina Nencini. Editorial coordination Francesca Addario, Alessandro Oltermarini
Published by Edizioni Nuova Cultura Roma 2020

Thursday, December 10, 2020

Le città del mondo. Un viaggio per capire cosa accade.

Il libro Il futuro delle città di Livio Sacchi per La nave di Teseo del 2019 è una lettura affascinante, informativa ed estremamente utile. Cerchiamo di sostanziare questi aggettivi con alcune osservazioni sul libro e sull’autore. Livio Sacchi sin da anni lontani - il suo primo libro che io ricordi è Il disegno dell’architettura americana (Laterza 1989) ed uno molto popolare più recente Tokyo (Skira 2005) ha combinato due componenti che si trovano raramente insieme. Da una parte una informazione ricchissima e di prima mano. L’altra componente è una scrittura precisa e limpida. Qualità queste che sono state perfezionate nella lunga partecipazione alla redazione di “Op. Cit” di Renato de Fusco e negli ultimi decenni nel suo ruolo di primo piano nella enciclopedia Treccani. La scrittura informata e amichevole, porta il lettore con piacevolezza lungo le cinquecento pagine del volume. Il futuro delle città può essere apprezzato anche non sequenzialmente, ma attraverso le curiosità e gli interessi, come se noi stessi fossimo in viaggio. Vi è un portato secondario, ma importante di questo libro: quello di essere un libro a-disciplinare. Sacchi in fondo è sempre stato un “decolonizzatore disciplinare” : non si è mosso nel quadrato del “Disegno e rappresentazione” area di cui è professore da decenni, ma attinge ad osservazioni che appartengono a più campi che vengono con naturalezza assorbite nella sua scrittura. Ed ora veniamo al secondo aspetto del volume, il suo alto valore informativo. L’autore analizza molte decine di città significative in tutti i continenti. Facciamo un esempio, su l’india si sofferma su Bangalore, Delhi, Mumbai. Ebbene se si chiedesse di localizzarle sulla carta geografica? O di dire qualcosa di significativo per ciascuna? Beh mi sono fatto prima io stesso queste domande, cui posso rispondere solo “dopo” la lettura delle undici pagine che vi sono dedicate. Anzi, per la verità, mentre leggevo, mi sono costruito una mappa in Google per localizzarle ed esplorarne almeno un poco la struttura urbana e i monumenti. Sacchi procede con chiarezza e metodo. Ci illustra la particolarità della geografia, incasella i principali dati statistici ed economici e poi affonda su alcuni elementi particolari della società, dell’economia e su alcune criticità. Per esempio Bangalore è “un polo scientifico d’eccellenza che concentra le principali aziende d’alta tecnologia” e “in linea con i successi di Bangalore, il governo indiano attraverso una Smart Cities Mission, ha varato la costruzione di cento Smart cities”. Cento Smart cities! Anche delle altre città Sacchi individua subito la peculiarità. Per esempio Delhi “costituisce uno dei più inquietanti fenomeni urbani presenti nel nostro pianeta” mentre di Mumbai ricorda anche la collocazione, scelta oculatamente come sempre facevano i portoghesi che la hanno fondata. Ad ogni città Sacchi fa seguire una piccola guida di architettura contemporanea. Ci ricorda sia i classici della modernità, sia opere realizzata da significativi architetti, spesso internazionali. E siccome siamo in un mondo in cui “basta la parola” ci vuole un attimo a mettersi in Internet e andar a veder il Terminal 2 di SOM a Mumbai, o un importante progetto di low rise - high density di Charles Correa. Ora quello che è fatto per l’India è compiuto per gli altri paesi dell’Asia, dell’Oceania, per l’Europa, per le Americhe insomma per tutto il mondo. Ne esce uno straordinario affresco che rivela anche un’altra anima dell’Autore, che chiamerei enciclopedica. Il libro costituisce così anche un reference book, cui ricorreremo se ci capiterà ancora di viaggiare. Veniamo ora all’aspetto di “utilità” che avevamo indicato all’inizio che non si riferisce solo a quanto sopra nella sua struttura “geografica”, ma alle prime duecento pagine di taglio saggistico. Mentre l’analisi delle città è un percorso “orizzontale” nel materiale, la parte saggistica vi affonda verticalmente. Intendo dire che Sacchi vi affronta delle grandi questioni del mondo contemporaneo. Eccone alcune: “Centro e periferia”, “Infrastruttura e mobilità”, “Migrazione e segregazione”. Facciamo l’esempio del capitolo dedicato ala “Sostenibilità”. Qui l’Autore ci ricorda i dati politici generali, le indicazioni delle Nazioni unite come Agenda 2030 e soprattutto si sofferma sulla enciclica del 2015 « Laudato sì’ » di papa Francesco. Questo approccio è importante perché mette “insieme” il tema del degrado ambientale con quello delle disuguaglianze, un nesso chiave se si vuole operare in chiave effettivamente ecologica. Il capitolo va avanti ripercorrendo le esperienza più significative da Singapore al quartiere di Hammarby in Svezia dal Parque Madrid Rio a Madrid al parco Seoullo a Seoul. Lo stesso taglio saggistico avviene in tutti i capitoli, per esempio in quello sulla digitalizzazione in cui tra l’altro ci fornisce i numeri delle entità globale del fenomeno e del suo impatto gigantesco sulla città del futuro. Abbiamo sentito negli ultimi mesi dichiarazioni di architetti noti nello scenario internazionale che, quasi al limite della boutade, rivendicano un ritorno salvifico alla campagna o ai borghi abbandonati. Sacchi ci ricorda che la scommessa è nel futuro della città. Una scommessa difficile da portare a termine, ma che deve essere condotta lo stesso con coraggio, consapevolezza e un poco di audacia. Recensione al Volume di Livio Sacchi "Le ctta del Mondo" Nave di Taseo 2019 Pubblicata in L'Industria delle costruzioi

Tuesday, June 30, 2020

Index page - A Paradigm Shift: The IT Revolution in Architecture. An Open-video-course by Antonino Saggio


A Paradigm Shift: The IT Revolution in Architecture
An Open-video-course


by prof. Antonino Saggio
“Sapienza" University of Rome
School of Architecture
Dept of Architecture and Design




The course presents a combination of theoretical and application aspects. The theoretical aspects concern relations between Information Technology and Architecture in this historical phase. The course takes place in about 30 modules of 35 minutes each. The classes are grouped into six thematic cycles that go from the "Introduction to the "World of the Web" to the "World of Rasters", "From the Vector Environment" to the"Creation of the world 3d" from "Spreadsheets and Databases" up to  "Hierarchical structures and BIM". Each cycle offers lessons on the theoretical and software environments and on parallel developments in contemporary architectural research. At the end of each cycle, students draw up a specific practical and theoretical exercise that converges on the theme of the year. In this case "Unlost Territories Aniene Flows ". 

Each class has a video of 35 minutes and a selection of images. 
Click the links below

INAUGURAL CLASS:

0º Inaugural Class: Crisis Modernity and Information Technology




PRIMO CICLO:

L'impatto dell'informatica nella città e nella ricerca architettonica contemporanea | Il World Wide Web


1º Class:  A Definition of Information




2º Class:  The Native Scene of Architecture in the Age of Information



3º Class:  The Role of Information in Contemporary Society




4º Class:  Architecture in the Age of Information: The Return of the Rhetorical Figures






Questa lezione serve a dimostrare quanto sia stato lungo e complesso costruire un nuovo paradigma per l'architettura in risposta alla rivoluzione industriale. Arte, ingegneria, artigianato sono stati i diversi affluenti che hanno permesso di formare nuove idee. Ma un altro salto sarà necessario. Lo affronteremo nella prossima lezione dedicata all'edificio. del Bauhaus.


6º Class Transparency: the Catalyst of the Architecture of the Industrial Revolution



The lesson is based on the concept of paradigm shift illustrated in the field of scientific thought by Thomas Kuhn. In the lesson it is argued that the "revolution of functionalist architecture" in the twenties of the twentieth century can be understood as a real paradigm leap compared to the previous one. A proof of this working hypothesis is a "chart" organized in six categories and that uses different keywords for the architecture of the "first wave" and "second wave". The concept of catalyst plays a decisive role.

La lezione si basa sul concetto di salto di paradigma illustrato nel campo del pensiero scientifico da Thomas Kuhn. Nella lezione si sostiene che la "rivoluzione dell'architettura funzionalista" negli anni Venti del Novecento piuò essere intesa come un vero e proprio salto di paradigma rispetto a quella precedente. A riprova di questo ipotesi di lavoro si usa un "chart" organizzato in sei categorie e che utilizza delle diverse parole chiave per l'architettura della "first wave" e  della "second wave". Ruolo determinante è il concetto di catalizzatore.

7º Class The HTML Revolution



The lesson retraces the keywords needed to navigate the world of the Intenet: from IP to ISP, from HTM to FTP. The second part briefly illustrates the steps needed to create a website. It also focuses on the need for individual participation in the positive experience of the Internet. Be brave: learn!

La lezione ripercorre le parole chiave necessarie per orientarsi nel mondo della rete.; dall'IP allo ISP, dall'HTM all'FTP. Nella seconda parte illustra brevemente i passaggi necessari per creare un web site. Si sofferma anche sulla necessità della partecipazione individuale all'esperienza positiva di Internet. Sii coraggioso: impara!

SECONDO CICLO:



Il mondo dei pixel materialità e immaterialità |

Hardware e schermi, la digitalizzazione delle immagini. Il mondo raster.


8º Class  How Many Times? Short history of calculation from the Abacus to the iPad





The Class was introduced to "Leonardo", i.e. the conceptual artifice that will follow all the other cycles of our course. We wonder .. How would Leonardo solve a specific problem without electricity, hardware software? This way to pose the question serves to underline the conceptual basis for each IT environment. We start with the world of raster, the invention of the grid an the quickdraw graphic screen revolution. The lesson illustrates the difference between Depth Resolution. It asks the production of a  "Self-portrait at the time of the Coronavirus" produced with  a raster program.  By next Monday.

Alla Classe viene presentato  “Leonardo”. E cioè l’artificio concettuale che seguirà tutte gli altri cicli didattici del nostro corso. Ci domandiamo .. “come avrebbe Leonardo a risolvere un problema specifico senza elettricità, software hardware?” Questo artificio comunicativo serve a sottolineare la base concettuale per ciascun ambiente informatico. incominciamo  con il mondo del raster l’invenzione della griglia e/o la rivoluzione del sistema quickDraw. Nella lezione si illustra la differenza tra Risoluzione Profondità. Si chiede ancella produzione di “Autoritratto al tempo del Coronavirus” con un programma raster, per il prossimo lunedì.

10º Class A Bit World: The Return of Surface in Architecture.




TERZO CICLO:

La stratificazione e le sovrapposizioni | Il Mondo dei vettori. Geometrie e layer.



12° Class A Vector World




The class discusses the arrival of layers. It is an important combination of the semantic and geometric level allowed by the vector environment. Immediately, thinking through the layers, important functional advancements are realized, but progressively it is understood that the advancements are also of a design type: a divers world can be born. To demonstrate this thesis, a short journey is made through three works and three personalities. "The lighting field" by Walter De Maria, "The Cannaregio project" by Peter Eisenman and ""he Parc de La Villette"  project by Bernard Tschumi. You will see that the great acquisition of the world of layers is the independence of each. Each layer can be optimized according to its specific needs. The combination of the various layers leads to a more efficient and rich world. The old unitary world can no longer be recomposed.

La classe discute dell'arrivo dei layer. E una importante combinazione del livello Semantico e geometrico permesso dall'ambiente vettoriale. Immediatamente, pensando attraverso i layer, si realizzano importanti avanzamenti funzionali, ma progressivamente si comprende che gli avanzamenti sono anche di tipo progettuale: un mondo diverso può nascere. Per dimostrare questa tesi si compie un breve percorso attraverso tre opere e tre personalità. Il lighting field di Walter De Maria, il progetto di Cannaregio di Peter Eisenman e il progetto del Parc de La villette di Bernard Tschumi. si vedrà che la grande acquisizione del mondo dei layer è la indipendenza di ciascuno. Ogni layer può essere ottimizzato in ragione delle sue specifiche necessità. La combinazione tra i vari layer portanto ad un mondo più efficiente e ricco. Il vecchio mondo unitario non può più essere ricomposto.




QUARTO CICLO:

Masse, collisioni, traiettorie |  La creazione della tridimensionalità. Estrusioni, Rotazioni, Operazioni booleane








18º Class: Frank ThreeD Gehry 


QUINTO CICLO:

L'organizzazione delle informazioni in Modelli | Lo Spreadsheet, il Data-base






SESTO CICLO:

I progetti della modificazione | Interconnessioni dinamiche. Strutture gerarchiche e modelli intelligenti





Classes Have Been Transmitted by Antonino Saggio FaceBook 
every Monday and Thursday from March to June 2020

Originally intended for FB friends around the world, they have been followed formally by a group of Students of Sapienza.

6:00 pm Rome time
12:00 noon Eastern time

9:00 am Western time