Wednesday, November 21, 2012

Key Note Address at MAB, Aahrus, Denmark, Nov. 2012



Back To Aahrus
An Intellectual Journey in the Lands of Interactivity
From the Workshop of Gas Production to the Urban Green Line.

See the Images and read the text

Listen the Saggio key Note lecture at Aahrus media Architecture Biennale 1, 23

Saturday, September 15, 2012

Del gioco nel progetto e i rischi dell'insegnare. La "scacchiera" come metodo di ricerca sintattica


Laboratorio IV 2013

Insegnare è difficilissimo, ma imparare rappresenta una difficoltà, come dire, elevata al cubo.
Le fatiche dell’apprendimento, però, dipendono in buona parte da una componente abbastanza semplice da comprendere:  i cattivi maestri.

In qualsiasi interazione umana è, come è del tutto ovvio,  proprio la componente umana quella decisiva. Incontrare un buon maestro nella vita equivale ad un’epifania, a un evento veramente raro.

È quindi fondamentale riuscire a distinguere i buoni maestri dai cattivi: capire quando una persona ci aiuta a crescere e ci insegna ad imparare, quando chi ci parla ci dà  degli strumenti che hanno la capacità di crearne altri e quindi di moltiplicarsi.

Bisogna capire insomma chi ci arma e chi ci disarma, chi ci mette in un sistema di recinti, di fortezze concatenate l’una con l’altra. Tali fortezze, sono conoscenze apparentemente utili e necessarie,  ma che non aiutano a crescere, non risultano  propulsive e ci tengono invece bloccati e chiusi.
La vita dei giovani è estremamente complicata e la mancanza di esperienza rende difficile comprendere subito questi processi.

Quindi apprendere è sotto certi aspetti molto più difficile che insegnare, dicevamo, se non altro perché il docente ha la possibilità di stratificare le conoscenze, di coltivare un insieme di tecniche relative al suo mestiere e di trasmettere, per ruolo e posizione, sicurezze e garanzie.

Tuttavia uno dei fenomeni che più sgomentano i docenti è quello di rendersi conto di non aver insegnato "nulla" allo studente. Quando lo studente viene decontestualizzato (inserito in un altro corso con un altro docente oppure se cambia disciplina), a volte non risulta essere in grado di adoperare quegli strumenti che sembrava aver assimilato  in tutta efficienza e sicurezza.

Forse si tratta di un percorso molto più lungo rispetto a quello che avviene nei pochi mesi di insegnamento di un corso e la "composizione" chimica dei saperi dentro il fare rimane un processo tendenzialmente infinito.
E meno male che a volte si vedono esiti comunque molto interessanti.

Uno degli strumenti che adopero per sviluppare la capacità nello studente di costruzione di un sapere critico, è la creazione della cosiddetta scacchiera.  La parola utilizzata è puramente  convenzionale, ma allo stesso tempo è rivelatrice. La parola scacchiera è infatti interrelata alla parola giocoche  è un componente imprescindibile del lavoro di progettazione e probabilmente, tout court, di ogni attività lavorativa.
Gioco, certo, ma in che senso?

***

Il mondo accademico e quello in generale della scuola ha da sempre circoscritto il gioco in una zona negativa, puerile, che nulla ha a che vedere con la “creatività adulta”, insomma una banale perdita di tempo.

Ciò è quanto di più lontano si possa pensare, da quello che in realtà il gioco è.
Se c’è un costrutto dell’umanità che crea un rapporto fortissimo tra regole, variazioni e raggiungimento di obiettivi, questo è il gioco.

Basti pensare agli scacchi, ma anche a giochi più semplici. Essi si compongono di: un sistema di regole, un sistema di variazioni e soprattutto una ricerca di obiettivi. Il fine da raggiungere è quindi il fattore fondamentale del gioco.

L’aspetto iterativo/processuale del gioco consente di sviluppare una strumentazione nello studente per cui egli diventa capace di costruire le regole del proprio gioco, al fine di avere un processo iterativo che gli consenta di raggiungere le finalità di progetto.
Come si realizza, in pratica, la scacchiera?
Dopo circa sei settimane dall'inizio del corso, definiti i ruoli del committente e i vincoli contestuali dell'area di progetto, emerge la necessità di elaborare le principali relazioni volumetriche e spaziali del progetto.

Viene creato un campo di ricerca possibile per i ragazzi, dato dall’utilizzo del volume “Architettura e modernità” nel quale è possibile trovare degli esempi alti di progetti di architettura.

In una fase in cui non si riesce a distinguere l’originale dalla copia, non si distingue Gesù Cristo dagli evangelisti, il libro è uno strumento utile grazie al quale lo studente è aiutato a contestualizzare e storicizzare le opere in relazione alla realtà. Le opere di architettura contenute in esso costituiscono di fatto elementi  da analizzare con attenzione.
In sintonia con le ricerche effettuate, lo studente giunge all’individuazione di un’opera architettonica che è allo stesso storicamente significativa e con la quale stabilire una potenziale affinità.

Barbara Kruger, Untitled 2006

Fatto questo, qual è il passo successivo?
Il passo successivo è appunto creare, la scacchiera. La scacchiera è una parola gergale e sta per  “insieme di componenti disassemblate, smontate in piccole parti, che possono consentire sia di ricreare l’originale architettonico da cui erano desunte ma anche, proprio perché smontate,  consentire di creare  infinite variazioni sul tema”.


Tutto ciò porta a padroneggiare un vasto campionario di alternative compatibili con l'opera analizzata da una parte e con la situazione specifica del proprio progetto dall'altro.
La cosiddetta  scacchiera serve a far capire come un insieme di variazioni su un tema plastico e spaziale, in realtà non sono variazioni astratte, bensì variazioni fortemente indirizzate al raggiungimento delle finalità del gioco ovvero, dal punto di vista architettonico a come ottimizzare il contesto, come lavorare sul perfezionamento degli aspetti organizzativi, come ottimizzare i fattori bioclimatici eccetera.

La questione degli strumenti è quindi del tutto rilevante all’interno del dibattito che stiamo svolgendo sulla didattica. 
Racconto un aneddoto esplicativo a tal proposito: dopo gli anni della mia esperienza di insegnamento al Politecnico di Zurigo, sono invitato dalla mia Università la Sapienza di Roma in Mozambico per un periodo di insegnamento che si protrarrà per circa un anno e mezzo.

Dopo circa due semestri, iniziai a divenire una figura scomoda agli occhi del preside locale, perché, semplicemente, facevo il mio mestiere: insegnavo e fornivo degli strumenti agli studenti.

Insegnare ad usare un blog, a diffondere le conoscenze, a condividere un progetto, ad accedere all’informazione,   a scegliere i libri “buoni” e soprattutto ad articolare un pensiero progettuale e a verificarlo con i ferri del mestiere dell'architetto può diventare una pratica molto pericolosa per chi deve mantenere posizioni oligarchiche e di privilegio.


Intervento alla 3 giorni di Altamura, Agosto 2011 non presente integralmente nel volume in stampa.



Saggio e un gruppo di suoi studenti alla Fapf di Maputo; Mozambico maggio 1995

Thursday, September 06, 2012

Sicily Lab Proposte per gli spazi urbani di Gioiosa Marea 2008-2012



 "Sicily Lab: Proposte per gli spazi urbani di Gioiosa Marea 2008-2012"
Gioiosa Marea - Sicily Lab - via Umberto Iº n. 211 Sabato 8 settembre 2012 ore 19

La mostra è allestita nella Galleria del Sicily Lab "Angelica e Orlando" che si apre direttamente sul corso principale di Gioiosa Marea: era l'antica farmacia del paese che rivive così in questa nuova destinazione culturale dopo le esposizioni del 2008 e del 2009.

Il progetto di allestimento quest'anno non si chiude dentro le mura della galleria, ma si apre alla città indicando un percorso di appropriazione e di comprensione. Una serie di elementi geometrici, progettati in un software parametrico e tagliati con macchina digitale sono stati ri-assemblati a Gioiosa per formare una sorta di bolle digitali che segnano alcune tappe del percorso espositivo. Innanzitutto fuoriescono dalla galleria, per segnalare l'evento al visitatore, poi si si avvitano ad un albero della via Raffaele Saggio e infine si raggrumano nel piazzale antistante la stazione ferroviaria.

Sulla piazza belvedere lungo via Giulio Forzano prende invece corpo una seconda installazione: "Puff". Si tratta di una sorta di spazio urbano praticabile realizzato attraverso la tecnologia del "gonfiabile” anche in questo caso predisposto in precedenza ed assemblato in sito. Il gonfiabile crea una sorta di arco che inquadra il mare e che è abitabile sia sotto l'arco che nei piedritti.

Il progetto di allestimento nello spazio della galleria propone una seconda pelle, avvolgente e sinuosa che ridefinisce ambiti e spazi dialogando con l'alta volta a crociera che caratterizza l'ambito principale dell spazio e che accoglie le proiezioni della mostra. Come concept guida dell'esposizione si è scelto di ri-semantizzare un materiale molto comune - I rotoli di canne "incannicciate", normalmente usate per ombreggiare terrazze giardini. Questi nastri di canne acquisiscono nell'esposizione un gusto e un eco digitale: come se fossero spline che si muovo nello spazio 3d e lo avvolgono con le loro geometrie  flessuose. I lavori esposti sono organizzati in una serie di bande verticali di circa due metri di altezza che sono appesi ad una serie di cavi che rigano lo spazio. 

I progetti esposti nella mostra propongono un contributo di ricerca originale che il gruppo NitroSaggio, molti giovani designer italiani e  ma anche appartenenti alla Polis University di Tirana, alla Università Tulane di New Orleans e all'Università Texas Tech di Lubbock entrambe negli Stati Uniti d’America hanno elaborato negli ultimi quattro anni qui a Gioiosa nel Sicily Lab e che propongono appunto idee per i suoi spazi urbani. 

L'idea che muove la ricerca progettuale è che in una situazione di crisi reale come appunto quello della cittadina costiera in provincia di Messina (che da una parte ha splendide risorse naturali e caratteristici ambiti urbani e dall'altra vive innumerevoli crisi e attacchi al proprio ambiente urbano e al proprio territorio), sia possibile sviluppare anche un'idea "soft" di progetto, capace di innestare reazioni vitali e positive,  partendo "dal basso verso l'alto". 

La scelta dei temi si è concentrata su alcune situazioni principali di Gioiosa Marea: 1. il tema dell'interconnessione tra percorsi e piazze legate allo svolgimento di riti e manifestazioni religioso-culturali, 2. il tema del rapporto della montagna e della città al mare, 3. il tema del riuso del torrente Zappardino attraverso operazioni di modellazione del suolo e di landart,4.  il tema della invenzione creativa di spazi oggi dallo scarso utilizzo come il muro della ferrovia sia falla aprte urbana che dalla parte del mare, 5. l'utilizzo dell'isolotto artificiale denominato "Nitro Island" e 6. quello di una serie di piazze e piazzette e  belvederi della cittadina.
In particolare, una serie di progetti si concentra sul sistema delle tre piazze centrali gravitanti sulla chiesa più antica e sulla piazza del Municipio. 
Il sistema lineare della ferrovia genera un'altra serie di progetti ed è pensato come un densificatore di eventi per riconnettere il mare alla città. 
Alcuni progetti si basano su una modernissima riconfigurazione degli spazi e materiali, ma in cui rimane viva l'eco e la memoria anche giocosa di eventi come il Carnevale e e gli strumenti antichi del mare e della pesca, altri progetti lavorano sulla trasformazione dei tunnel di accesso al mare in occasione di conoscenza e di civiltà.
Per il torrente Zappardino si ipotizza un recupero del canale attraverso interventi di modellazione e landart. Lo stato di degrado e il problema dell'inquinamento delle acque prossime al canale hanno ispirato la creazione di isole artificiali per il riciclo e la depurazione delle acque e installazioni che evocano i sistemi di protezione fisica delle coste. Queste stesse strutture fisiche si trasformano, però, nel progetto anche in emittenti di informazioni luminose e sonore che attraverso l'elettronica animano il mare. 

L'information technology, ed e' una delle tesi portanti dell'intera ricerca, per questi progetti, non è quindi un'aggiunta a situazioni di lusso, ma assume un ruolo fondamentale per affrontare le contraddizioni del reale. La trentina di progetti in mostra affrontano questi e altri temi e forniscono uno sguardo nuovo e stimolante per la cultura architettonica, per i cittadini e per i loro rappresentanti politici che sono chiamati a scelte importanti per l'ambiente


Antonino Saggio, architetto, è il coordinatore del Dottorato di ricerca in Architettura. Teoria e Progetto e professore associato di Progettazione architettonica e urbana alla Facoltà di Architettura di "Sapienza", Università di Roma. Ha pubblicato molti volumi tra cui Architettura e modernità. Dal Bauhaus alla Rivoluzione Informatica (Carocci 2010) e Giuseppe Terragni vita e opere (Laterza 2012 4ed.). Dirige dal 1999 la Collana internazionale "La Rivoluzione informatica in Architettura (Birkhauser 1999-2004, Edisltampa 2005- ) Nel 2004 ha fondato a Roma con giovani architetti autori delle collane citate o ex allievi il gruppo NitroSaggio. Il gruppo è molto attivo nella ricerca dei rapporti tra tecnologia informatica e progettazione architettonica. I membri del gruppo individualmente o in forma congiunta curano pubblicazioni, collaborano all'insegnamento universitario, si impegnano in concorsi e progettazioni, partecipano alla nuova galleria "come se" di Roma e hanno curato questa mostra del 2012 a Gioiosa Marea.
Il Sicily lab è stato inaugurato nell'aprile del 2006 e da allora vi si sono svolti incontri, conferenze e workshop che hanno il fine di diffondere e sviluppare una cultura architettonica legata all'impegno e all'innovazione tecnolgica. Il Sicly lab di Gioiosa Marea ha vinto il premio Giusepe Vaccarini per una Scuola di Architettura in Sicilia per l'anno 2009. http://www.nitrosaggio.net/sicilylab/

Immagine Ad alta risoluzione per stampa


Inaugurano la Mostra

il Sindaco Eduardo Spinella,
l'Assessore all'urbanistica Maria Grazia Giardina Papa,
il Direttore del Sicily Lab Antonino Saggio

Mostra a cura di ProActive Nitro. 
Progettisti
Maria Pia Cosentino
Gaetano De Francesco
Antonio De Pasquale
Tiziano Derme
Umberto Di Tanna
Michela Falcone
Rosamaria Faralli
Donatella Finelli
Cristina Interdonato
Saverio Massaro
Davide Motta

con
Lorenzo Mastroianni
Dario Pompei
Alfredo Principia

Installazione e allestimento mostra 
ProActive Nitro

Curatore
Antonino Saggio 

Thursday, August 16, 2012

Ricordo di Luciano Biancatelli

Il giorno 13 agosto si è spento il prof. Luciano Biancatelli. Ne sono profondamente rattristato. E sono sicuro che le centinaia e centinaia di alunni che lo hanno avuto come professore condividono un pensiero grato e riconoscente ad una grande persona, generosa, pieno di forza ed intelligenza qualità che riusciva veramente a trasmettere ai suoi allievi, prima delle medie e poi delle superiori. Se l'effetto specchio esiste, noi cercavamo un poco almeno di assomigliargli.

 Il prof. Biancatelli a me in particolare ha trasmesso giovanissimo e appena arrivato dalla Sicilia un insieme di importanti valori, di belle certezze: l'impegno, il lavoro insieme agli altri, una propensione a non esagerare e ad essere sempre misurati (con scarsi risultati, nel mio caso). Ogni tanto ci parlava della sua passione per il rugby, e per la caccia, ci trasmetteva sottilissimamente l'idea di un amore pieno, senza mercificazioni di sorta. Era molto solido nel fisico ed aveva una faccia esattamente etrusca. Faceva delle cose impensabili. La domenica ci portava per musei. Ripeto la domenica ci prendeva noi alunni di prima media, e ci portava nei musei. Ricordo per esempio le aule scure del Pigorini. In classe ci leggeva "Il Richiamo della foresta" di quel London tutto umano, tutto fisico, senza orizzonti divini e divinatori.
A ricreazione, unici in tutta la scuola, ci portava a correre nel cortile ed ebbe grossi scontri con il preside. Molti anni dopo mi raccontò che riusci ad evitare una nota di biasimo perchè fece vedere all'illustre preside una sua lettera a lui piena di errori di grammatica. Se si va in internet si trova il suo trasferimento "per motivi politici " nel 1972. Altri tempi.
L'anno successivo a quello del "Richiamo della foresta" era il 1968. Un gruppo andava uno o due pomeriggi a settimana in una grande terrazza vicino piazza "Re di Roma" e leggevamo "il Diario di una professoressa". La scena era come quella di un film veramente. Una grandissima disadorna terrazza sulla città assolata, cinque o sei ragazzi con il prof. a leggere. Sicuramente Massimiliano Chialastri, Colapicchioni, Fernando Benedetti uno cattivo che  non mi ricordo come si chiama, e credo Franco Schiappa, che era simpatico e con cui avevamo fatto un sacco a botte all'inzio, perchè venivo da Patti e forse ero diverso.

La lotta di classe, don Milani, le professoresse stupide, la selezione: ogni tanto il professore ci lasciava capire che stava succedendo qualcosa anche adesso nel mondo attorno a noi, in quel maggio del 1968, nella nostra seconda media, e che forse era arrivata la rivoluzione.
Capii a poco a poco che il professore non solo era tale e serio e ci metteva i voti e ci interrogava e tutto il resto, ma che era anche un intellettuale e perciò comunista.
Scriveva articoli su "La Riforma della scuola" e anche libri. Anche dopo le medie ci vedemmo di tanto in tanto. Ricordo quando andammo a sentire i canti cubani, eh si la rivoluzione loro l'avevano fatta, all'ex cinema jolly, quello vicino al Verano. O quando andai con lui e la sua famiglia in qualche paese nelle Marche perchè presentava un libro.
Sapevo che facevano vacanze mitiche in campeggio libero in posti splendidi e spero che uscirà un libro con le foto e i racconti. Mi prenoto.
Negli anni anche magari dopo dieci anni ci si vedeva, gli portavo un libro. Viveva a Bracciano con la moglie Sonia, amava moltissimo i cavalli e ne ha scritto, faceva memorabili cavalcate e vere imprese e curava l'orto. Ultimamente ho rivisto il figlio grande, anche lui architetto, Fulvio  ma credo di non aver mai rivisto da tempi lontanissimi la figlia Fiammetta che fa l'editrice e il figlio più piccolo, Lucio.
Foto

Saturday, August 04, 2012

La Storia e la morte di Renato Nicolini




Il nostro incrociare la Storia è sostanzialmente indipendente dalle nostre capacità.  Capita, perchè  mille fili sono lì, insieme e, quasi per caso, una scintilla li fa detonare. Renato Nicolini vale quanto altri suoi  colleghi di quelli Anni. Era del Pci come quasi tutti, era colto, intelligente, non dotato particolaremente come progettista, ondivago ma affascinante come assistente. Nei gruppi spiccava come una piccola star, ma non meno di un'altra decina di persone nella Facoltà degli Anni 70. Ma Renato ha incrociato la Storia! Ha lasciato qualcosa di veramente importante. In un mio libro lo cito e si comprenderà, spero, perchè il Suo circo in piazza, o "Senso" a Massenzio erano in quadro ben più complesso di pensiero e comprensione sulla città della formula "Estate romana". 
Renato ha Incrociato la Storia in quel momento, poi ha fatto tante altre cose. Credo credendoci e divertendosi ad un tempo. Eravamo molto diversi, ma ci sorridevamo e un sorriso grato e amichevole gli voglio mandare anche ora. Degli scritti che ho letto, questo, mi sembra il più giusto.
INDIMENTICATO ASSESSORE A CULTURA - "Apprendo con commozione la notizia della scomparsa di Renato Nicolini: uomo di cultura, eccellente amministratore. Nicolini fu l'indimenticato assessore alla cultura del Comune di Roma che, tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, invento' l'estate romana". Lo afferma il segretario del Pd Pier Luigi Bersani. "Un'esperienza che arricchì la città e, in anni difficili, segnati dal terrorismo, aiutò i cittadini di Roma a riprendere spazi di libertà. Un esempio che si moltiplicò e che fu ripreso dalle amministrazioni di altre città. Uomo lieve ma forte, solido nei suoi convincimenti, Nicolini ci ha insegnato che la buona politica si fa perseguendo un'idea di servizio alla comunità. Esprimo ai familiari di Nicolini il cordoglio mio e del Partito democratico".

Bersani, segretrio Pd.

Tuesday, July 24, 2012

Lantern in Japan just completed By Penezic&Rogina



I cari amici, Vinko Penezic e Kresimir Rogina mi
scrivono una bellissima notizia che vorrei condividere con voi:

We would like to inform you with delight that our Clubhouse 
with Lantern/Lighthouse pavilion was opened on July 14th 
in Tokamachi, Niigata prefecture, as our first building 
realized in Japan.  


After 15 visits and six awards at Shinkenchiku and 
Central Glass competitions, it is quintessence of our vision 
of the country that we fell in love with long time ago.  


Vinko & Krešimir

Thursday, July 19, 2012

Zvi Hecker Sketches


In these days Piranesi is becoming increasingly important to me. I do understand how certain intuition and facts on the "etruscan imprinting"of Rome are root in the etchings of Piranesi. Simultaneously it is just arrived a rather beautiful book.

It is a collection of the impressive drawings by Zvi Hecker,  the architect of so many important building since the Sixties and the autho of several masterpieces. In this book the reader can ejoy the first sketches of works such as the SPIRAL HOUSE or The School in Berlin or the Cultural center in Duisburg. There is a large number of different media and type of drawing  in this book (schetches, ink drawing, pencil drawing, hard line ecctera) but in all of them the reader will recognize the same eye, the same soul, the same vision. As in Piranesi.


Sunday, July 08, 2012

Lecture at StadtSchule Frankfurt May 2012 - Part 1



Antonino Saggio gives a lecture at the Städelschule Architecture Class's 2012 lecture program
Find out more about the lecture program here

Lecture at StadtSchule Frankfurt May 2012 - Part 2




 Antonino Saggio gives a lecture at the Städelschule Architecture Class's 2012 lecture program Find out more about the lecture program here

Wednesday, May 02, 2012

Al centro Pompidou di Parigi istallazione e ricerca di Achim Menges

 Forme dell'architettura, forme dell'acqua, forme abitabili allo stesso tempo generate da algoritmi tra il biologico e l'artificiale: al centro pompidou di Parigi dal 2 maggio è in esposizione l'installazione di Achim Menges, una figura di docente ricercatore e architetto completamente "immerso" nel pardadigma digitale.


Saturday, April 28, 2012

Develop your design methodology. A movie


http://www.youtube.com/watch?v=ysLkLAEAqIc


Ho scritto a Sauer, quanto segue.

Exercice 5: Develop your  Design Methodology.
prof. Antonino Saggio, Lab IV Sapienza, U. of Rome 2012. 

Each student select an architectural design work in the proximity of their own design problem. The choice is done within the book "Architettura e Modernità" (Carocci 2010). This is done to be sure that students:
A. Do pick a Christ and not an Evangelist (i.e. the original of a certain school of design thought and not a follower). B. They can - while reading my  book -  study and understand the entire cultural /design context within which the picked architect moves. 

After having done this.
Each student - they are 60 in my studio -  build what we call in our jargon "a scacchiera" (a chess board). It means a movable design systems of components that can be used
a: to recreate the architect original work
b: to recreate whatever design variations of the original principles (order in kahnian terms)
c. To create their own chess board ! developing their own methods in order to address their own problem

In the movie is shown.
Louis Sauer's Penn's Landing and amazing new chess board to attack an existing building block with bottom up fill in strategies
Peter Cook's Cultural hall in Grasz, an amazing functional structural understanding that depicts the architecture not as stupid blog but as a series of interlocking spheres!
Zaha Hadid's Fire station, to show that a chess board does not mean a mechanic assembly of pieces on a board but and interweaving  play between land and forms architecture as a landspacep or a landscape as architecture

The exercise IV comes after three previous ones on i. picking their site, ii. write their program, and iii. the study of climatic conditions and it is aniticpitated but several lectures on the emotional and technical challenges of design actions. Other three design exercise have to follow before final exam and design production. 

Each exercise is always based on "Concept Test" methodology, always directly applied to the design on development of each student  as explained in an article of many years ago, that recalls my experience in 1984 as a young teacher with professor Louis Sauer.

See the movie







Thursday, April 26, 2012

L'orto della Facoltà a Via Gramsci

Mi sembrava necessario questo pezzo sull'orto della facoltà anche come lancio della giornata del 6 maggio quando alle 17 alla Galleria come se i progettisti ugli incontrano alcune associazioni che lavorano dal basso a Roma.

leggi sulla rivista (h)ortus 





Piazza san Silvestro, Roma

Ricordo quando in risposta ad un intervento molto sensibile e intelligente sul design urbano di Palermo, una giornalista di "la Republica" alla domanda di come mai quel giornale non avesse pubblicato neanche una riga, rispose "Ma non è possibile, è della parte avversa politicamente". Esattamente questo modo di vivere le vicende culturali e politiche, ampiamente usate sia da un verso che d'altro portano ad un degrado verticale del sistema Stato-paese per uno Famiglia-parrocchia.
Quindi basta ciance. La piazza San Silvestro è un'opera che tutti noi architetti avremmo voluto fare e ciascuno di noi pensa che avrebbe saputo fare meglio. Ma quello che vediamo, e che ha la forte impronta dell'architetto Paolo Portoghesi, è degno di attenzione e di interesse: fa riflettere e ha la dignità di un'opera di pensiero e di architettura. Dunque ewwiva. Che venga da chi in campagna elettorale voleva abbattere il Museo dell'Ara pacis, lucrando sul conservatorismo becero di molti romani, forse non è un dettaglio trascurabile, ma combinare esiti con fini, retroscena con risultati fa quel "sistema" parrocchia-famiglia che invece credo sia giusto superare. Quindi siccome non siamo costretti dal sistema delle "testate giornalistiche" ufficiali possiamo dire con libertà la nostra opinione. Piazza San Silvestro va bene.

Monday, April 02, 2012

Sessione di Tesi in Architettura a Sapienza. Otto neo Architetti si Laureano. Saggio relatore

Il video, preziosamente edito da Antonio De Pasquale, presenta gli aspetti fondamentali della discussione di tesi di otto candidati che si sono laureati in sei casi sul tema della Urban Green Line e due sul tema delle cave abbandonate. Sono:
Alberto Blasi, Michel Bruno, Cristina Interdonato, Donatella Finelli, Davide Motta, Rosamaria Faralli, Fabio Sallemi, Gaetano De Francesco.
Video

Monday, March 26, 2012

Urban Green Line tra Passato e Futuro

Alla Casa dell'archiettura, (metròTermini), si presenta Martedì 27 marzo, ore 17,30 il progetto per Roma "Urban green line: una infrastruttura ecologica tra passato e futuro" cui "òl'Arca" dedica nel fascicolo 278, oggi in edicola, 32 pagine, also in English . All details press release, text, invitation and more from here:http://www.arc1.uniroma1.it/saggio/UGL/

Monday, February 27, 2012

My best work - Lecture series at PhD course in Architettura - Teorie e progetto

With Lucy Bullivant started the first lecture of the series "My best work" organized the PhD course offered at Sapienza, University of Rome, Dipartimento di Architettura e progetto.
Her talk called "Adaptive plan vs Master plan" is based on her forthcoming book on this subject. Bullivant showed many examples of new planning around the world and focussed the talk on the new categories of analysis and design. The key difference between adaptive, dynamic planning and the old idea of deterministic rigid planning was clearly underlined.

Listen the lecture of Lucy Bullivant, presentation Antonino Saggio




Wednesday, February 22, 2012

1. Incontro. Dottorato di Ricerca Architettura - Teorie e progetto


Si discutedi cosa vuol dire fare ricerca nel campo della Progettazione architettonica e urbana, con esempi anche derivanti da altri settori. In particolare ci si concentra sul ruolo delle "informazioni", sul ruolo delle "tecniche" sul significato del "salto creativo". Ci si sofferma sulla rilevanza dell'Assignment e si fornisce il primo. Il tutto all'interno di una analogia sportiva (preparazione atletica, tecnica, conoscenza e..salto creativo), una analogia che si rivela utile in questo contesto introduttivo.
To Do: Scrivere cinque domande (e di ciascuna fornire cinque risposte di cui una sola esatta). ogni domanda un post nel proprio blog sulle basi del libro Architettura e Modernità di cui leggere pp. 17-68.

Lezione al Seminario "Linee di Ricerca" offerto al Corso di Dottorato di Ricerca in Architettura - Teorie e Progetto. Dipartimento di Architettura e progetto, Sapienza Università di Roma.

Sunday, February 12, 2012

Riedito l'articolo su Louis Sauer. L'ispirazione di Venezia per il Low rise High Density

(Read this article in rather funny english !, if you dare so  >)

Il testo fu prodotto nell'occasione di una lecture all'Ilaud di Giancarlo de Carlo, nell'ormai lontano 1997. Raffaele venne come me e palleggiò tutto il tempo nella chiesa accanto alla sede dei Tolentini in cui riuscii a farlo entrare mentre parlavo con De Carlo, partecipavo alle reviews, tenevo la lecture.

Ricordo la presenza oltre che di Giancarlo de Carlo, che mi insegnò molte cose belle nell'occasione, quella dell'architetto Occhialini, preziosa anche nella bella traduzione del testo, di Peter Smithson e di altri docenti Ilaud. Come supponevo, la grande esperienza di Sauer così prossima per alcuni versi a quella di de Carlo, non era affatto conosciuta nè a Peter Smithson nè a De Carlo. Fu una bella rilevazione. Ricordo ancora l'osservazione centrale di De Carlo. Questo Sauer seguiva un approccio "distibutivo metodologico" il suo a Mazzorbo era invece di tipo "morfologico". Una osservazione di grandissimo interesse che vi porgo qui, se sapete cosa farci, meglio.

Detto questo se volete rileggere il testo è qui, sia in italiano che in inglese.
Absorbing Venice.
Low-rise High-density Housing by Louis Sauer

by Antonino Saggio



Thursday, February 02, 2012

IBooks Author The Instrument of Caravaggio

E' stato pubblicato oggi 2 febbraio 2012 il nuovo libro interattivo "The Instrument of Caravaggio" che è disponibile gratis sull'Apple iStore. Il libro, in Inglese, sfrutta alcune delle tecnolgie multimediali offerte dal software appena uscito IBooks Author. In particolare "le gallerie" che consentono analisi comparate di alcuni temi del pittore impraticabili sulla carta. L'iPad muove la lettura ad un nuovo livello (sottolineature digitali, ricerche di significati o traduzioni dei termini, glossari, note a margine ed altro ancora) ma, il centro di un libro rimane, ovviamente, il suo testo. Niente c'è di cosi interattivo con la nostra mente, come la parola scritta: leggero - e ora luminoso - soffio verso l'anima. Buona lettura, buoni salti.

Friday, January 06, 2012

Tindari. Chissa se la Befana è un poco anche Madonna nera?

In questo giorno amato dai bambini di tutto il mondo e nel quale Dona, dolcemente, continua a fare le calze agli ex piccoli, anche io voglio fare un regalo.

E' la poesia di Giuseppe Alibrandi, studioso, appassionato e prolifico, del territorio e della cultura siciliana. La sua poesia è densa tutt'altro che rassicurante. E vale la pena leggerla.
Ecco il link l'originale, da cui si accede anche al sito di Alibrandi. La trascrivo qui sotto.















 
TINDARI
Pynna nobilis,
sedimento calcareo
di roccia secolare
ritagliata a losanga
su mollusco marino,
strapiombi del Tindaro,
pensile su laghi di mare,
ti fissarono
in quella vita fossile
che pellegrino ignaro
rinvenne
tra le plaghe
bruciate dai sali
e dai venti di libeccio.

Impotente,
ti lisciò
tra le mani
guardando
al monte Giove,
enorme fallo
piantato
nella Madre Terra:
forse talismano
della candida Adelasia
fugata in monasterio
sterile di vita?
Specchio gentil
mostravasi
all’acque e all’aure
di brezze mattutine,
ombra diafana vagante
in spazi di solitudine.

Pensiero oscuro
e millenario
di bellezza racchiuso
in forma calcarea
trasparente all’acque
divenne
colata di cemento
giù per dirupi
a strapiombo
contro il fiore di cardo:
gracchiò la cornacchia
abbandonando il buco,
l’onda del lago
accolse il tronco esanime
e verme
di acque limacciose
gli succhiò la linfa.

Giuseppe Alibrandi
da
http://www.marebluefin.altervista.org/poesia1.php



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