Thursday, September 13, 2018

Mostra al Maxxi su Bruno Zevi

In questo articolo ho avuto grazie all'Industria delle costruzioni n. 462 Luglio-Agosto la possibilità di esprimere con più compiutezza il mio parere sulla Mostra ancora aperta sino al 23 settembre al Maxxi di Roma sino "Gli architetti di Zevi". 
Sono molto lieto di dare ai visitatori la notizia che il grande plastico dello SDO rimosso a giugno causa pioggia è stato rimesso in esposizione.



Appagante, ma non dissonante, Gli Architetti  di Zevi al MAXXI di Roma

“No all'architettura della repressione, classicista barocca dialettale. Si all'architettura della libertà, rischiosa  antidolatrica creativa”. Questo epitaffio si trova come se niente fosse per il lancio della mostra “Gli architetti di Zevi”, che è quanto di meno zeviano si possa immaginare. 

Nella frase che avevo a suo tempo estrapolato da Controstoria e storia dell’architettura è condensato il programma di Zevi: un programma fortemente critico e contestativo. Perché per Zevi la negazione era atto fondativo: bisognava sapere prima cosa “non” volere, e solo dopo cosa costruire. Bisognava essere prima “Anti” e solo poi a favore. Questo principio valeva tanto in politica che in Architettura e soprattutto nell’Arte: tutti i grandi innovatori distruggono la visione precedente per crearne una nuova. Zevi si è battuto strenuamente per i suoi NO (al fascismo, alla legge truffa, all’accademia). La mostra del MAXXI invece elimina i contrasti, cauterizza le negazioni: non c’è traccia dei suoi No ad Aldo Rossi, dei suoi No alla Tendenza, allo storicismo post moderno di Bofill o Stern o Portoghesi, a quella che chiama architettura della repressione. 





Zevi aveva dato prova di cosa può essere una mostra critica e dissonante. Chiamato a 500 anni dalla morte, aveva impostato una mostra su Michelangelo architetto con una combinazione costante tra arte, architettura e interpretazione critica. Accanto a lui Paolo Portoghesi, espunto dalla mostra al MAXXI, con una censura inaccettabile se l’impostazione della mostra pretende di essere di taglio storico, come il catalogo sussiegosamente si presenta. Un catalogo con molti contributi di storici di professione che sono tenuti dai curatori ben alla larga dai veri nodi che la biografia di Zevi presenta: l’addio all’Università, le relazioni con i partiti politici, l’esperienza dell’InArch, le relazioni con gli altri storici il citato Portoghesi e Manfredo Tafuri per menzionare i principali. 


Se nel catalogo i nodi non sono affrontati, nella mostra al MAXXI non vi è traccia dell’arte come elemento addensante e orientativo del lavoro di Zevi. E la scelta colpisce se si pensa che all’ultimo convegno organizzato da Zevi a Modena del 1997 fu lanciato a partire da una immagine di Burri che non era affatto illustrazione, ma Progetto del convegno che metteva al centro la Paesaggistica come nuova dimensione dell’architettura! Dentro al MAXXI cioè dentro un Museo di Arte e architettura contemporanea, l’installazione della mostra rappresenta un esercizio non certo un’opera. Pensiamo a cosa avrebbe potuto fare la stessa Hadid (perché non affidare allo studio l’installazione?), o Gehry o Eisenman o Mayne oppure in Italia per esempio Piero Sartogo. Ma per MAXXI, se inquadrato storicamente Sartogo va bene (c’è stata una sua mostra tra arte e architettura nel 2014), se invece innesta capacità critica, capacità di fare e progettare, allora niente. Sempre una linea di galleggiamento, sempre puntare alla sufficienza e mai al rischio dell’eccellenza.  
D'altronde per questa mostra non si poteva veramente avere niente di diverso, dato che la scelta della Fondazione Zevi è stata creare un comitato promotore del centenario composto tutto da personalità estranee, anzi veramente molto lontane da Zevi. Cosi nelle mani di due critici estranei agli aspetti propulsivi, se non dichiaratamente avversi al pensiero zeviano, la mostra si caratterizza  con un freno tirato imbarazzante in tutti i suoi aspetti chiave. Innanzitutto cerca di spostare più indietro possibile nel tempo la attività di Zevi fermandosi ai primi anni Settanta. Poi recide il legame internazionale di Zevi. Per Zevi, Pellegrin o Perugini o Passarelli sono il frutto della “sua” apertura impetuosa verso un orizzonte internazionale dell’architettura italiana, della sua pervicace insistenza sul ruolo di Mendelsohn, di Wright, di Rietveld e più di recente di Gehry e contemporaneamente dei suoi NO a Piacentini, a Muzio a Del Debbio che ancora risuonano altissimi in chi li ha vissuti.




Emblematico di questo portare più indietro possibile nel tempo la sua azione, non solo il fatto che quasi non appaiano in mostra architetti dopo il 1970 ridotti a pochi sparuti casi, ma il ruolo stesso della collana di libri Universale di architettura (1) di cui si espone solo il cofanetto dei primi volumi 1977-1984, dimenticando completamente che con Zevi vivente la collana aveva ripreso le pubblicazioni nel 1996 e segnato una fase importante della sua riacquistata centralità nella fase finale della sua vita. Zevi diceva continuamente dopo l’orrido post moderno abbiamo vinto, ed era entusiasta della ripresa dell’architettura a partire dalla mostra del decostruttivismo e della sua riacquistata centralità con la Collana Universale di Architettura. Mi sembra giusto, visto che proprio della sezione “Gli Architetti” di Zevi chi scrive è stato il curatore dopo la sua morte, ricordare che tutto lo sforzo di questa collana era continuare a lavorare ad alcune fondamentali idee di Zevi (l’apertura internazionale, la valorizzazione delle esperienze più originali e forti anche se meno note, la ripresa sistematica di monografie di membri del Team X). Questa mostra è l’esatto contrario dello sforzo della collana. È chiudere Zevi in una teca, come era stato fatto dopo il suo addio all’Università visto che proprio nessuno lo coinvolse in alcun modo: ma di Zevi la didattica  l’università parleremo in un convegno in preparazione a Sapienza in autunno.




Ma è legittimo che il lettore di questa rivista si domandi su come è organizzata la mostra e soprattutto se essa valga una visita. La risposta è positiva: è una mostra non zeviana, quindi non dissonante, ma sicuramente appagante per il visitatore. I curatori scelgono 37 opere di cui i due terzi hanno più di mezzo secolo di età e sono firmate da una settantina di progettisti. Ciascuna opera è illustrata con disegni originali, alcuni di notevole bellezza e interesse e spesso con dei plastici pregevoli, anche se il più bello e il più grande di tutti, quello dell’Asse Attrezzato per Roma è stato [temporaneamente per fortuna] rimosso “causa pioggia”. Indimenticabili quello del Museo di San Lorenzo di Franco Albini, la casa sull’albero di Perugini, il Mausoleo delle Fosse Ardeatine, l’Ordine dei medici di Sartogo. Alle opere degli architetti si associano una serie di materiali che illustrano le attività editoriali, politiche, culturali, didattiche e i molteplici interventi televisivi di Zevi. L’accostamento di materiali sulla biografia di Zevi e le opere di architettura è riuscito e tiene costantemente interessato e incuriosito il visitatore in un allestimento che, come si diceva, fa il suo servizio accompagnando con garbo il visitatore.

Girare per la mostra, in definitiva, lascia il sapore a chi tanto ha studiato e tanto collaborato con il professore, di essere dentro un cimitero: un campo ben curato, ben disposto e santificato, appagante appunto come può essere il camminare per i Campi Elisi, ma Zevi invece è vivo almeno un poco dentro di noi.
Antonino Saggio



Gli architetti di Zevi. Storia e controstampa dell’architettura in Italia 1944-2000. Al MAXXI di Roma sino al 16 settembre, in collaborazione con la fondazione Bruno Zevi a cura di Jean L. Cohen e Pippo Ciorra

(1) La Universale di architettura, vale la pena ricordarlo  ebbe tre case editrici diverse. La prima fu l’Edizione Dedalo di Bari con 73 volumi prodotti dal 1978 al 1985, la seconda fu la Testo&Immagine di Torino dal 1996 al 2004 con 160 volumi complessivi (firmati in prima persona da Zevi quale direttore sino al n. 74 del 2000), la terza fu la casa editrice Marsilio di Venezia dal n.161 del 1985 al n.174 del 2010 con ulteriori 24 volumi. Dopo la scomparsa di Bruno Zevi il 9 gennaio del 2000 e per i 15 anni dal marzo del 2000 al giugno del 2010, si pubblicarono quindi 100 ulteriori volumi con la dizione “Universale di architettura collana fondata da Bruno Zevi”. Se si sommano le tre fasi arriviamo a 247 volumi totali, di cui 147 sotto la direzione di Zevi e cento che invece sono un contributo concreto ad uno sviluppo vero, ad una presenza vera di alcune dati fondamentali del suo apparto culturale. 



Qui l'articolo in versione pdf

Thursday, August 16, 2018

La tragedia di Genova e del viadotto Polcevera

Contro Deduzioni - ad una petizione
in progress


Consiglio superiore dei lavori pubblici parere prof. Edoardo Cosenza Università di Napoli Federico II


IL PONTE DELLA MEMORIA

Qualunque sia lo stato di degrado della rimanente parte del Ponte Morandi di Genova, a mio parere il recupero si può fare. E se potessi decidere io: si deve fare.

Nulla in generale contro gli  abbattimenti e le ricostruzioni, anzi in Italia si usano pochissime volte ed è un male. Anche le strutture si possono ed a volte si devono rottamare.

Ma la struttura di Riccardo Morandi nella sua semplicità si presta a qualunque rinforzo. Ed a tornare a nuova vita.

Le pile (diciamo in generale gli elementi subverticali della struttura) sono degradate?  Si rimuove il calcestruzzo superficiale, si trattano le armature che credo siano solo esterne, si ripristina il tutto con malte ed a mio parere si rinforza pure significativamente con materiali fibrorinforzati, soprattutto per aumentare il confinamento. Più resistente e più durevole.

Problemi agli stralli rimanenti? Non credo perché sono stati cambiati di recente. Se ricordo male ed invece qualcuno non è stato ancora sostituito, lo si può fare tranquillamente.

Problemi nelle travate e nelle solette? Sono casi comuni, direi interventi standard. Le stesse vanno irrigidite per problemi dinamici? Anche questo non è complicato, specie con il ponte non in esercizio.

Il Ponte deve rimanere per ricordo della grande ingegneria e dei problemi dell'ingegneria, della manutenzione ecc. E in memoria delle povere vittime.

E anche per non sprecare altro denaro. Che certo deve andare per altre opere, non per far risparmiare il Concessionario.

Poi sulla parte da ricostruire, anche spazio alla fantasia ingegneristica, oppure che lo si  rifaccia uguale ma con tecniche modernissime. Per me su questo va bene qualunque idea.

Questo è il mio modesto pensiero. Abbattere solo per abbattere? Come simbolo politico?  Per me: no grazie.

A me piacerebbe che rimanesse come il Ponte della Memoria.


Sul 

Retrofitting
“Il concessionario ha dunque l’obbligo non solo alla messa in sicurezza, ma anche ad intervenire con urgenza massima senza limiti di spesa con tre protesi in acciaio, una sostitutiva e due ausiliare (steel retrofitting prior 1971 concrete bridge industry), che in poche settimane possano rimettere il esercizio in totale sicurezza l’arteria vitale per Genova e per il Paese. 
Dal 14 agosto il Concessionario è stato inadempiente ossessionato da preoccupazioni di costi nei budget della quotazione in borsa. La Autorità dell’Emergenza del disastro con il budget della multa di € 150 milioni facciano intervenire ANAS nell’organizzazione del risanamento ovvero del turn around prevedendo i seguenti assi con diverse squadre assegnate e diverse imprese in parallelo: 
  • asse consolidamento e messa in sicurezza di quanto a rischio, pilone 10 e pilone 11;
    - protesi sostitutiva in acciaio di quanto collassato, pilone 9,
    - protesi ausiliaria (steel retrofitting) ovvero protesi sostitutiva previa demolizione pilone 10 , - protesi ausiliaria pilone 11 (steel retrofitting).
    Nel dopoguerra quanti hanno continuato a vivere serenamente con la protesi. “
  • Istituto Internazionale per lo Sviluppo Sostenibile- WTC E.L. - Global Compact Milano, 22.08.2018 ore 18,45 


Una commissione ministeriale insediata  di urgenza il giorno 15  agosto,  composta da esperti di cui più di un autorevole organo di stampa ha sollevato dubbi su possibili conflitti di interesse, ha decretato già il 22 agosto l’abbattimento dell’intera viadotto sul Polcevera. Dal punto di vista tecnico le dichiarazioni della commissione non appaiono convincenti. Infatti si parla quale motivazione dell’abbattimento dell’intero viadotto di  “corrosione” a livelli 4 su 5 dei pilone n. 10. 
Sostiene la commissione come riportato da Il secolo XIX del 22 agosto di aver riscontrato
per «la pila n.10, sopravvissuta al crollo, uno stato di degrado dei materiali di grado più elevato, 4 su una scala di cinque, rispetto a quello che era stato riscontrato nella pila n. 9 crollata, che risultava di livello 3».

Ne conseguirebbe secondo  una logica elementare  che se la causa fosse stata la corrosione  della  pila  sarebbe dovuta crollare  “prima”  la pila 10 e non la 9. In realtà come espresso da grande parte degli addetti ai lavori, la principale  ragione del crollo è da imputare  alla rottura di uno dei tiranti in cemento armato  che ha fatto crollare dissimetricamente l’impalcato del Ponte caduto a sua volta sulla pila. Il secondo  tirante rimasto in posizione per pochi attimi ha tirato al suolo  l‘antenna cui era collegato. 

Schema statico

Lo schema  statico previsto dal prof. Morandi   Aveva previsto una indipendenza tra le tre pile. Due su tre  infatti sono rimaste in piedi nonostante il crollo della pila 9. È paradossale che la commissione giustifichi con la “Corrosione”  la necessità dell’abbattimento e non citi, perché evidentemente non riscontrate,  le ripercussioni del crollo della pila sulle altre parti del viadotto .  
Ne consegue ancora di più che la più verosimile ragione, quasi unanimemente  accettata è la eccessiva sollecitazione e il deterioramento  dei tiranti (con possibili concause secondarie nei  gravosi lavori di manutenzione, nell’inteso traffico estivo e nel
Temporale al momento del crollo). 
D’altronde era stato  previsto il rafforzamento, degli stralli malauguratamente non realizzato in tempo.

Ulteriori ipotesi oltre alla necessita della valutazione costo- beneficio

Si suggerisce:
A . L’insediamento di una nuova commissione di acclarata autorità e elevata levatura internazionale di cui cui non facciano parte né membri del Ministero delle infrastrutture e trasporti, né suoi consulenti, né tanto meno Membri della concessionaria o suoi consulenti né che ne facciano parte membri che hanno espresso parere divisivi. 

B. Che venga valutata con attenzione l’intera situazione statica e che venga redatta  una valutazione “costi benefici” in particolare ponendo a confronto:
l’º l’abbattimento e ricostruzione con un nuovo progetto  rispetto con
IIº  il consolidamento  dell’esistente e la ricostruzione della parte crollata - retrofitting - dovuto ad una criminale mancanza di manutenzione e dal procrastinare del rafforzamento dei tiranti  come già previsto. 

C. Che siano  sottoposte alla collettività immagini dell’eventuale nuovo progetto al fine di consentire una valutazione pubblica oltre che tecnica. 

Citazioni 

da I”l Secolo XIX “22 agosto

“Gli ispettori del ministero:
«Pilone 10 più corroso di quello caduto»
L’esame della documentazione progettuale per gli interventi di manutenzione su Ponte Morandi evidenziano per «la pila n.10, sopravvissuta al crollo, uno stato di degrado dei materiali di grado più elevato, 4 su una scala di cinque, rispetto a quello che era stato riscontrato nella pila n.9 crollata, che risultava di livello 3». Si legge nella relazione che la Commissione ministeriale ispettiva ha inviato alla struttura commissariale.”



Ho pubblicato un articolo sulla tragedia del crollo del Viadotto sul Pontecevera a Genova sulla rivista "Left". Per chi volesse leggere l'articolo e seguire anche con i molti commenti ecco il link

Precedentemente avevo sviluppato una discussione sul tema
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10216745450130115&set=a.1357511659343.2053223.1278034045&type=3&theater

Ho successivvamente sviluppato un post "Giù le mani da Morandi"
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10216754882885928&set=a.1431704314113&type=3&theater

E un secondo in cui contesto una intervista al "Corriere della sera" titolata "«Era destino: è costruito su dei calcoli sbagliati»" 
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10216766813024174&set=a.1357511659343&type=3&theater

Sono intervenuto ricordando la presenza di lavori di manutenzione  tra le concause del crollo
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10216780708171544&set=a.1357511659343&type=3&theater

L'Ansa mi ha intervistato. Ne sono scaturiti interventi i diversi quotidiani e siti. Cito solo quello di Huffington post
https://m.huffingtonpost.it/…/il-professor-antonino-saggio…/

il 21 agosto ho scritto "Una tragedia tutta Italiana" sulla base di un quadro ampio di responsabilità
https://www.facebook.com/antonino.saggio/posts/10216790783863430?__tn__=K-R-R

Rai Radio Tre con Silvia Bencinelli ha scelto e letto tre articoli , uno del “Corriere della sera” sul momento dell‘ inaugurazione, uno intensissimo su “la Stampa” a proposito del dramma di questi giorni a i Genova, è quello su “Costruire” dedicato a Morandi che avevo scritto più di cinque lustri fa! Mi dispiace che questo avvenga in una circostanza così drammatica e triste per l’Italia e per noi tutti ! Ecco il link
L’articolo era stato pubblicato originariamente su: “Costruire”, Editrice Abitare Segesta, Milano. Direttore Leonardo Fiori. - Antonino Saggio, Riccardo Morandi. Cemento d'autore, in "Costruire", n. 102, novembre 1991, pp. 163-42.
Eccolo in pdf e qui sotto:





Tuesday, July 17, 2018

Esiti Laboratorio IV 2018 Prof. Saggio


Il Laboratorio di progettazione ha lo scopo di coinvolgere gli studenti nella progettazione di un edificio di media complessità inserito in un vuoto urbano della città di Roma. La particolarità del Laboratorio consiste nel rapporto che si instaura tra il programma, l’area di progetto, i previsti occupanti e l’insieme di aspetti teorici e pratici della progettazione architettonica e urbana che vengono affrontati in questo corso. Il programma del progetto ricade nel grande ambito della Mixité. Propone di conseguenza una combinazione di attività diverse organizzate a partire da una forte idea d’uso, una driving force che motiva il progetto e la sua necessità nella città di contemporanea nei termini generali e nell’area di progetto in particolare. Ogni studente sceglierà un’area specifica per il proprio progetto in un Vuoto urbano - “Urban Void” - localizzato nel settore orientale della capitale lungo le aree interessate lungo il tratto urbano terminale della via Prenestina già pre-scelte dalla docenza. In questa area svilupperà il proprio programma in stretto rapporto con la docenza, ma anche con un promoter o cliente virtuale. Il Laboratorio di quest'anno è all'interno del grande progetto UnLost Territories che prende avvio dalla presenza del Maam (museo dell'altro e dell'altrove) in una ex fabbrica occupata lungo la Via Prenestina e che inietta in un territorio periferico pieno di contraddizioni gli enzimi dell'arte come atto di riscatto civico
Programma didattico, pubblicazioni, lezioni con video e altro materiale sono disponibili a questo Link

Qui sotto una selezione di alcuni progetti. Dal nome dello studente si accede al Link con il lavoro completo e  a tutto il percorso di ricerca compiuto.

Vedi un breve Film You tube con tutti i progetti e i partecipanti














































Sunday, July 01, 2018

The IT Revolution in Architecture La Rivoluzione Informatica in Architettura




Dialogo tra Peter Eisenman e Antonino Saggio, 11 aprile 2000, 1° Simposio della Collana Teh IT revolution in Architecture” presso il Politecnico di Zurigo.

The IT Revolution in Architecture La Rivoluzione Informatica in Architettura
Serie diretta da Antonino Saggio Book series Edited by Antonino Saggio

of The IT Revolution in Architecture

Few Book Covers of the Different Editions


1.

Il libro Terragni Virtuale edito dalla Testo&Immagine nel 1999




2. 

Il libro Information Architecture edito dalla Testo&Immagine nel 1998



3. 

Pagina dallo scritto di Alessandra Muntoni “Due Strategie innovative nell’insegnamento dell’architettura: Leonardo Benevolo e Bruno Zevi, 1954-1979” in La facoltà di Architettura dell’Università “La Sapienza” dalle origini al duemila a cura di Vittorio Franchetti Pardo,  Gangemi, Roma 2001





4. 

Il libro La carta di Zurigo in edizione inglese  edito da Birkhäuser nel 200
Furio Barzon, The Chartres of Zurich. Eisenman De Kerckhove, Saggio, Birkhäuser, Basilea 2003



5.

Il lancio dei primi sei volumi in Inglese a cura dell’editore Birkhäuser in occasione della prima conferenza sulla collana presso l’ETH di Zurigo nell’11 aprile del 2000



6. 

Il libro Gehry Digitale in edizione inglese  edito da Birkhäuser nel 2001
Bruce Lindsey, Digital Gehry Material Resistance Digital construction, Birkhäuser, Basilea 2001





7. 

il libro Architettura dell’Intelligenza in edizione tedesca  edito da Birkhäuser nel 2002
Derrick de Kerckhove, The Architecture of Intelligence, Birkhäuser, Basilea 2001, Die Architektur Der Intelligenz, Birkhäuser, Basilea 2002





8. 

il libro Nati con il Computer in edizione cinese  edito da Prominence nel 2002
Christian Pongratz, Maria Rita Perbellini, Natural Born Caad Designers, Young American Architects, Birkhäuser, Basilea 2000 with Preface by AS
Chinese edition, Prominence Publishing Taipei Taiwan





9. 

Copertine dei libri in lingua cinese della collana te IT Revolution in Architecture series edite by Antoniino Saggio Prominence Publishing Taipei Taiwan




10. 

Cofanetto con tre volumi  di libri in lingua cinese della collana te IT Revolution in Architecture series edite by Antoniino Saggio Prominence Publishing Taipei Taiwan



12. 

Il libro Diller e Scofidio in edizione inglese edito da Edilstampa nel 2011
Antonello Marotta, Diller+Scofidio Blurred Theater, Edilstampa Roma 2011, Diller+Scofidio, Il teatro della dissolvenza, Edilstampa, Roma 2005





 13. 

I libri Diller e Scofidio in edizione inglese edito da Edilstampa nel 2005 e il libro e il libro Smart Antonello Marotta, Diller+Scofidio Blurred Theater, Edilstampa Roma 2011, Diller+Scofidio, Il teatro della dissolvenza, Edilstampa, Roma 2005 
Creatures edito da  Edilstampa, Roma 2012
Cesare Griffa, Smart Creatures Progettazione Parametrica per architetture sostenibili, Edilstampa, Roma 2012



14. 

I libri Digital Van Berkel, Strati Mobili, Smart Creatures,  François Roche editi da Edilstampa rispettivamente nel 2011, 2009, 2012, 2014

  1. Andrea Sollazzo, Digital Van Berkel Diagrams Processes Models of UNStudio Edilstampa Roma 2011 ___________ Van Berkel Digitale Diagrammi, processi, modelli di UNStudio, Edilstampa, Roma 2010 con Prefazione di AS
  2. Alexandro Ladaga, Sylvia Manteiga, Moving LayersContextual Video in Art and Architecture Edilstampa, Rome 2009 
    ___________ Strati Mobili Video Contestuale nell’arte e nell’Architettura, Edilstampa Roma 2006
  3. Cesare Griffa, Smart Creatures Progettazione Parametrica per architetture sostenibili, Edilstampa, Roma 2012 con Prefazione di AS
  4. Antonino Di Raimo, François Roche Heretical Machinism and Living Architectures of New-Territories.comEdilstampa, Roma 2014 ace
    ___________ François Roche Eresie macchiniche e architetture viventi di new-territories.com, Edilstampa, Roma 2014