Saturday, November 28, 2015

Un breve intervento Sulla scrittura di architettura

Lo scorso marzo si è tenuto in facoltà di architettura di Roma un simposio sulla Scrittura di architettura. organizzato dal prof. Renato Partenope, docente al Corso di Dottorato di Architettura di Teorie e Progetto che coordino a Sapienza e di alcuni dottorandi

Ho ritrovato le tracce di quell'intervento di cui non esiste audio.

Si è da poco concluso il simposio sulla scrittura di Architettura qui in facoltà promosso dal prof. Renato Partenope. Tutte o quasi le persone menzionate sono intervenute. A me ha fatto molto piacere assistere, reincontrare vecchi amici, sentire i più giovani dottorandi e ricercatori conoscere meglio il prof. Ernesto D'Alfonso che conoscevo in particolare via la bella rivista dedicata alla ricerca nel dottorato di architettura e che adesso rivive nel web "Arc.2 città" in http://www.arcduecitta.it. Questa rivista propone una call for paper in cui molto attivi sono dei dottorandi della nostra scuola come Pietro Zampetti e Giada Domenici che a me sembra una ottima idea. 

Dichiarare il proprio "manifesto" dell'architettura è un esercizio critico importante. Plaudo: aderite se ne avete la forza, è una sfida vera. Questa volta non ho registrazione audio dei miei intervento. Diciamo che nel primo ho cercato di far capire quanti modi diversi di scrittura dell'architettura ho praticato in questi trent'anni e più.

L'ho fatto portando i libri materialmente con me. Mi sono soffermato nella fase in cui mi premeva avere una scrittura molto pertinente al fare progettuale che insegnasse veramente a fare il progetto (è la fase della mia dissertazione dottorale e del libro su Louis Sauer), poi ho spiegato citando un concetto di d'Alfonso la centralità del modello e del disegno proprio per la scrittura. Ho spiegato che il libro su Terragni aveva questo motore del fare-costruire-disegnare le architetture "prima" e senza questo lavoro sicuramente alcuni strati della scrittura non sarebbero stati come sono stati. Poi ho parlato della lunga consuetudine verso una scrittura anche rivolta al grande pubblico, soprattutto attraverso "Costruire". Una palestra che si è intrecciata con i temi precedenti ed hanno portato a libri come quello su Eisenman o su Gehry e poi alla cura della collana gli architetti. Con la mia preoccupazione di scrivere libri aderenti alla concretezza dell'architettura nei suoi aspetti spaziali, costruttivi, organizzativi espressivi evitando la deriva letteraria o la raccolta di commenti di terzi... Infine ho molto brevemente accennato alla collana “La rivoluzione Informatica”. In realtà sarebbe stato l'aspetto più importante perché qui la scrittura di architettura si intreccia con un idea generale di rinnovamento, una sfida completa di direzione delle forze in un lavoro di squadra. Questo punto forse il più importante di tutti non è stato ben affrontato. Era il più importante perché qui la scrittura di architettura si intreccia con un discorso storico. Per strada ho omesso così tante altre cose.. ma è naturale visto che a ben pensarci il mio lavoro è tutto ascrivibile nella tematica della scrittura di architettura e dovrei farci un corso tutto intero piuttosto che un intervento ad un simposio. Nel pomeriggio ho ripreso alcune parole chiave che mi avevano interessato mettendole a sistema, dal mio punto di vista per i dottorandi. La parola 1. semplicità e 2. siamo noi artefici, derivate da Purini il 3 e l'importanza dell'ipotesi il 4. la circolarità tra strumento e pensiero in cui sono stato critico su alcune cose che sfruttano gli aspetti più epidermici della rete. Ma in realtà se il "contenuto" della stampa tipografica è la rivoluzione luterana.. quale potrebbe essere o sarà il contenuto del web? Almeno per l'architettura? mi sembra questa una domanda stimolante.. e non hanno torto affatto coloro che ci pensano e ci si interrogano. 

Infine ho proposto una cosa scherzosa come occupazione ai dottorandi italiani.. mezzo scherzavo e mezzo no, ovviamente.

Pensando alla scrittura di architettura mi veniva in mente quando ventenne ho fatto sei versioni circa del mio Pagano, nell'ultima, copiando Persico che battendo a macchina giustificava le righe !. Sì, sapeva come giustificare le righe a macchina e io avevo copiato da lui la strana mania. Si fa così: verso la fine della riga si vede quanti spazi mancano e o se ne aggiunge uno, oppure si aumenta uno spazio con il trattino dell'accapo, oppure si mette il segno meno oppure si mette sotto la lettera il trattino. Con questa combinazioni di sistemi si "giustifica" battendo a macchina. 

Cose da matti per la scrittura di architettura, no? Ma è sempre una buona idea partire dal pratico e da questo andare se ce la si fa oltre.




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