Sunday, January 19, 2014

Utrillo, Modigliani, Soutine e gli altri della collezione Netter a Roma


Collezione Netter a Roma. Di Utrillo sono presenti almeno due capolavori assoluti del suo periodo più sconvolgente, quello dei bianchi impastati. In uno, una visione di strada qualunque accoppia un rosso di terra pompeiana, un ceruleo ingrigito e un bianco incatramato.

 In una vista di scale a Montmartre il bianco riflette la luce che filtra dalle nuvole per colpire proprio lì, quella parete cieca e basta. Il resto accompagna alla grande... appena anticipato da un basamento: anch’esso biancastro. Come questo ragazzo epilettico, curato con alcol per calmarlo da bambino, possa avere una sensibilità semplicemente extra per "cosa" è la pittura rimane un mistero. L’unica spiegazione razionale devono essere stati i numerosi amori di Suzanne, l’idolatrata madre, con i più grandi pittori della sua epoca. La Susanna e i vegliardi - perché così si chiamava Marie Valadon - è la splendida, minuta modella, amante di quasi tutti i grandi di fine ottocento, ma è anche una notevole pittrice veramente lei stessa. Mica l’avevo capito sin qui. Una natura morta dal taglio contestuale e simbolico, dove fiori e letto si parlano dolcemente lo dimostra. Ha un taglio fotografico, ma una materia cromatica intrigante particolarmente in un triangolo un poco pazzo: bianco, vermiglio, porpora. Sono loro tre "la trinità maledetta": lei, Suzanne, lui, Maurice e l'adorato marito ragazzo André. Notevole anche un sentiero nel bosco dove la ex modella sembra conoscere il segreto della strada da percorrere ed un potente e tutto femmine ritratto di donna seduta con mani intrecciate sulle ginocchia. Ottima Suzanne! Di Zavado che dire? Bel pittore, combina la belva Vlaminck (in questa collezione ahimè al suo peggio) e Cezanne   con piacevolezza cromatica (se dobbiamo dirlo pomposamente).

Grande nudo di Moïse Kisling. Punto: grande nudo.  Di Modigliani si rimane ammutoliti, tutti i quadri qui sono capolavori. Tutti anche se l'incarnato rosso di Elvira con colletto bianco e grambiule nero rimane incandescente nella testa. E anche le mani di Soutine, alloggiate ma solo temporaneamente sulle cosce, strumenti di un frenetico operare in un silenzioso rimbalzo col viso triste, che veramente troppe ne ha viste ma che ha la forza del fare.

Eh si Soutine che ha fatto "suo" il quarto di bue di Rembrandt! Ora è suo nella storia, perché tutto in Soutine è quarto di bue esposto, squartato, materia che “pulsa internamente” (dice Elie Faure 1926, perché o lettore manco un aggettivo si ruba!). Anche i paesaggi anche le scale anche gli alberi sono buoi squartati. Solo i bimbi a volte rimangono interi, circondati dal grande buio tenebroso della vita.







 

Da ricordare in chiusura che mostra e ottimo catalogo si devono a Marc Restellini, grande studioso e notevole prosatore. Del catalogo è da apprezzare esattamente il fatto che (al contrario dell'abituale collezione di saggi di autori vari) è opera di una persona, indi una vera coerente opera.


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